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Ecco come la Didattica non si è mai fermata

Si è tanto parlato di didattica a distanza o didattica integrata che poi è diventata didattica mista…. dicendo che funziona e poi che non funziona e poi che va annullata e poi che per fortuna non si è mai fermata e poi e poi e poi…

Cara società, vi assicuro che è tutto vero: esiste, funziona, ha fatto il suo dovere e lo sta ancora facendo. Ancora oggi metà studenti sono in classe e metà sono a casa, dietro al pc, impossibilitati ad andare a scuola per mancanza di mezzi di trasporto sicuri.

Con questa emergenza pandemica il corpo insegnante ha dovuto nel giro di una sessione riformarsi, ha imparato a comunicare a distanza, ha imparato a trasformare l’idea di scuola e di lezione, ha imparato a progettare i nuovi tempi e le nuove forme dell’apprendimento, ha imparato a riscoprirsi importante.

Che gli insegnanti fossero importanti loro già lo sapevano, era la società ad averlo dimenticato, questa società che ha fatto di tutto per umiliarli, destrutturarli, mortificarli fino ad annullare il loro peso e il loro valore.

E’ ancora così, dopotutto. Si è visto quel che è successo alla categoria medica, prima elogiata e santificata, poi subito dopo dimenticata e rimessa all’angolo.

Gli insegnanti non credono più nello Stato, non credono più nella politica e nelle sue ennesime promesse da strapazzo. Ci sarà l’ennesima riforma che promette trasformazioni e innovazioni, e possiamo essere certi che ci saranno, ma soprattutto in chiave punitiva e riduttiva, burocratica e legata sempre al risparmio della spesa pubblica.

Ma ormai cosa possiamo fare di peggio ai nostri figli? A settembre le scuole saranno ancora vuote, elemosinando insegnanti che forse non avranno voglia di spostarsi dal sud al nord per una cattedra a rischio di pandemia, o per un concorso a rischio di sospensione, o per una supplenza di poco tempo che non garantisce nessuna certezza a persone che vorrebbero farsi una famiglia, costruirsi un futuro…

No, non cambierà nulla, se non che il ministro Brunetta probabilmente troverà il modo di penalizzare ancor di più i precari già da sempre penalizzati…ridicolizzando la loro figura che praticamente vale meno di un operaio specializzato.

I sindacati ripeteranno la solita solfa, cioè che il Concorso non andava fatto come è stato progettato, e che gli insegnanti non sono lavoratori stagionali come i lavoranti della raccolta dell’uva, e che e che e che…è il solito disco rotto costruito ad arte.

Però gli insegnanti, quelli veri, quelli che sanno fare il loro mestiere, e sono tanti, non si dimenticheranno mai di questo anno speciale, dove il loro lavoro è stato trasformato fin nel midollo, e dove il tempo scuola è diventato di 24 ore e di sette giorni su sette, dove si è imparato a usare parole vecchie e ritrite come INCLUSIONE, COOPERAZIONE, INTERAZIONE, CREATIVITA’ , PROGETTAZIONE, COMPETENZE TRASVERSALI , MERITOCRAZIA …mettendole finalmente in pratica…

Ben rinata SCUOLA, e lunga vita allo spirito insegnante, nonostante la sua società…

Quando l’ottimismo piace…

Bisogna ammetterlo, essere ottimisti aiuta. Non solo aiuta, ma anche piace, diffonde buon umore, stimola energia e voglia di fare.

Andate a sentirvi una delle tante interviste ad Oscar Farinetti, l’imprenditore italiano  tra i più conosciuti all’estero, che ha fatto dell’OTTIMISMO il suo biglietto da visita.

Se effettivamente non fosse chi è e quello che è stato capace di fare, sarebbe legittimo arricciare il naso e pensare “è facile spararle così grosse quando non si hanno problemi e gli affari ci corrono bene, e tutto ci gira per la parte giusta…”

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La lezione del mouse

I bambini di prima arrivano in fila per due, un pò in ritardo, a lezione inoltrata.

Maestra Irene mi spiega   sorridendo che con le prime è sempre così, fa sedere i bambini davanti ai pc già predisposti per loro, dove avevo scaricato preventivamente il programma che sarebbe servito  per la lezione.

Oggi si lavora sul GIOCO DEL MOUSE, ossia su come bisogna imparare ad usare lo strumento manuale che ci permette di interagire in maniera iniziale e funzionale  con la macchina.

Dopo i primi quindici minuti che risultano necessari a che tutti gli alunni trovino la propria sistemazione, attraverso le ripetute raccomandazioni  a non strattonare i fili, a non muoversi con le sedie con le rotelle (da dove è anche facile cadere…), ad alzare la mano in caso di bisogno,  a non fare cose improvvisate  con la tastiera (come scaricare programmi da finestre aperte che dovessero comparire improvvise sul desktop…), e così via, FINALMENTE SI PARTE.

Ad un certo punto  maestra Irene si mette  a canticchiare una filastrocca utilizzata per insegnare  ai bambini  l’uso  corretto  della destra/sinistra,  i bambini  la seguono incantati, io rimango ad ascoltarla questa volta io sorridendo, anch’io incantata dalla sua melodia.

La lezione del Mouse che porterà  la classe ad una vera e propria PRIMA PATENTE DIGITALE, è stato saggiamente presentata dalla collega, che racconta, prendendo il tema alla larga,   che un giorno in una scuola dove aveva lavorato anni addietro, erano andati persino i vigili a consegnare la PATENTE DELLA BICI ai ragazzi di scuola.

Insomma, per imparare a fare una cosa dobbiamo allenarci, metterci alla prova, fare dei tentativi, che alla fine tutti ci arriveremo a questo piccolo e prezioso ATTESTATO DI ABILITA’.

L’insegnante di informatica   mi aveva anticipato   che per bambini così piccoli non era scontato  sapere impugnare correttamente il TOPO, e che poteva richiedere un lungo tempo il  manovrare secondo le ISTRUZIONI date dal GIOCO attraverso le maschere colorate ,  che si susseguono attraverso  comandi e che si organizzano  per graduali difficoltà.

In effetti li vedo alcuni  un poco imbranatelli, molti di  loro non hanno mai usato  un pc, oppure sì lo conoscono, attraverso quello del papà a casa, ma di certo non ne hanno avuto ancora accessibilità.

Adesso se ne trovano davanti uno tutto per sè, questa macchina delle meraviglie che è come una specie di televisione che ci fa vedere cose e persone, ci fa sentire suoni e musiche, ci fa leggere comandi e cose da fare,  e noi dobbiamo sapere stare dietro ai suoi STIMOLI.

DOVE PERO’ SIAMO   NOI CHE GUIDIAMO  LEI E NON VICEVERSA.

All’inizio è la macchina che sembra avere la meglio, e noi sembriamo tanti piccoli incapaci  che si devono armare di tanta pazienza per riuscire a superare il primo ostacolo per  così passare al secondo.

Ma l’insegnante è li pronta ad incoraggiare, a dare consigli, i ragazzini non mollano, è una questione di DOVERE FARCELA, e  presa dalla stessa  emozione che cattura il bambino,   è li che ride con lui, che gioca con lui, e con lui gesticola, applaude, esplode in esclamazioni, tutti presi  insieme in un grande coro e dentro una danza divertente e costruttiva….

Che meraviglia. Adesso GLI ALUNNI   non vorrebbero  più staccarsi dal computer;  ci dicono, a noi maestre, “Guarda ce l’ho fatta” ,  “Evviva, sono già al terzo traguardo”, “Non ci sono ancora riuscito ma adesso riprovo…”

Che spettacolo vederli così presi, attenti, partecipi   e ridenti; non ce n’è uno che non sia stato CATTURATO  dal compito, e  quando arriva il tempo di chiudere perchè occorre andare a mensa, c’è chi dice “Ma di già, io volevo continuare…”

Maestra Irene ed io ci incrociamo nello sguardo, anche a noi è piaciuta immensamente la lezione, e certamente la rifaremo, un’altra diversa, tra una settimana…  🙂

 

Daniel Pennac racconta…

Roberto Vecchioni racconta…

Tra le pagelle, ecco i ritratti trovati sul banco….

Non sapevo della loro esistenza.

Me li sono trovati davanti accanto alle pagelle pronte per la consegna.

Gli alunni sono arrivati già tutti ben colorati, chi sudato per l’oratorio, chi ridente per il tempo libero finalmente conquistato, e chi pensieroso, impenetrabile, assorto nei sui pensieri di adolescente in crescita e pronto a reggere tutte le incalzanti trasformazioni del proprio corpo come della propria mente.

Il genitore  di un mio alunno musulmano è arrivato con la sua tunica rigorosamente nera ma abbellita dalla collana coloratissima che avevamo fatto in classe per la festa della mamma.

Molti già raccontavano  “Domani siamo in partenza”, oppure “Tra una settimana siamo al mare”, mentre Gine, appena arrivata  dalla Sicilia,  è già pronta con la valigia per trasferirsi nelle Marche, e poi ci sono le storie di ognuno di loro che ci riscorrono davanti veloci come in una cinepresa rivista a ritroso…

Santo cielo, cinque anni di vita che si chiudono, che volano via, e dove bisognerà ricominciare. Le maestre come i soldati sono già pronte a rimettersi in pista, con nuovi cicli o con nuove diverse avventure….

Le aule intorno sembrano campi in allestimento, ci sono i banchi sopra sotto e tutto da pulire e rimettere a fresco per il prossimo mese di settembre….

Si son fatte le sette e trenta della sera e la campana suona imperiosa, ci invita ad uscire, che l’Istituto  deve chiudere, non è un albergo dove si può arrivare quando si vuole e ci si può stare fin che si crede….

Di nuovo l’ultimo scambio dei saluti, gli ultimi baci, gli ultimi abbracci…

Io mi incrocio con la mia maestra preferita, il mio angelo custode, perchè è naturale avere le proprie affinità caratteriali o i propri mentori,  e fuori dal cancello il sole caldo del tramonto ci avvolge e ci illumina nei nostri abiti leggeri e variopinti.

Che bella, la Scuola. Ed è arrivata l’Estate…

Saluti ai colleghi, saluti ai bambini

 

Vi porto via nel mio cuore…

La lezione di Raffaella Piatti

Il relatore Raffaella Piatti, Dirigente e docente di  lunga esperienza,  comincia  con  l’elogiare la Piattaforma Indire, da tenere in considerazione anche per il futuro, dopo che saremo fuori da questa centrifuga o lavatrice nella quale siamo stati buttati dentro come docenti neoarrivati. Siamo sul sito usr.istruzione.lombardia.gov.it

Il tema è l’uso della tecnologia nell’apprendimento. Apre il sito Keep Calm: si tratta di un sito istituzionale e free. Non c’è bisogno di comprare licenze o altro.

Esordisce  elogiando  lo spirito del conservare in formato digitale  e  del condividere, che ancora non viene abbastanza praticato nella scuola  e tra gli insegnanti. Bisogna superare la logica dell’essere gelosi del proprio lavoro.

“Agli esami spesso gli sciocchi fanno domande a cui i saggi non saprebbero cosa rispondere”  E’ questa una frase di   Oscar Wilde  o che a questo celebre scrittore viene rimandata e   che viene presa come spunto di riflessione.

Vedendomi strimpellare sulla tastiera  la relatrice pensa che mi sto facendo i ca…i   miei, e così mi rimprovera davanti alla platea dicendomi che comunque lei non si  offende se qualcuno non segue.

Con tutta la calma del mondo   le rispondo che la sto seguendo e che sto prendendo i suoi appunti, ma credo abbia pensato che la prendevo in giro…

Prosegue col   criticare  l’ordine del laboratorio utilizzato che non è stato progettato per una lezione interattiva. Usare le tic ma come se fossimo ancora in una lezione frontale non è molto innovativo.

Sempre la   docente riprende il concetto che la scuola sopravvive alle riforme, ma l’insegnante non deve lasciarsi condizionare dalle Riforme in atto che appunto passano ma la scuola rimane.

Ciò che conta è l’energia fresca che si mette nella lezione. E’ lo spirito dell’insegnare puro e vero. Autentico.

Accenna alla terminologia usata per la valutazione  del comportamento dove si perdono ore dentro il labirinto puerile delle parole che lasciano il tempo che trovano. Evitare lo scolastichese.

Ecco il sito da aprire  — http://dirigente4.wixsite.com/2018  poi entro in una nuova pagina   e compilo un questionario che alla fine  mi fornisce  questo indirizzo

https://it.surveymonkey.com/survey-thanks/?sm=oYFPXWMlL_2BANTl2K6vs2Qx2Umoewn6E0ZtYr8w87Ms6gluhc9diVqC3DEX8FhKzybSnPUlOeJaRvS1BRWYEerA_3D_3D

Il questionario rendiconta che  il 60% dei presenti  è digitalmente attrezzata, il 20% è un poco digitale, il 15% è scarso, il 5% è out.

Adesso si  mette a parlare  di meritocrazia e del bonus delle 500 euro   che le altre colleghe hanno già ricevuto mentre io no perchè scoprirò   solo dopo che bisogna  registrarsi sul sito La carta del docente con una identità digitale.

Ci parla del Clil e che noi abbiamo un contratto che prevede che si sappia   la lingua inglese. Cosa che si sa essere non proprio vera.

Insomma, non ci sta incoraggiando molto. Ci parla fuori dai denti. Come una professionista a professionisti che però si devono chiedere se lo sono. Cioè se lo siamo.

Dalla didattica 2.0 siamo arrivati alla didattica 4.0. là dove prevede la stampante in 3d.

CONDIVIDERE E TRASFORMARE/CREARE PRODOTTI DIGITALI: questo è essere tecnologici.

Il Comitato di valutazione finisce  oggi, ci ggiunge, perchè se non abbiamo ricevuto contestazioni di addebito dal 1 di marzo possiamo andare lisci.

La collega ci dice anche  d’avere vinto il ricorso al suo  Concorso per traversie varie che certo non ci stupiscono più. La scuola è un pozzo di ricorsi senza fine…. Insomma, capiamo  che è una con le palle che ha dovuto combattere e farsi valere, PERSINO dopo avere superato un Concorso.

Quindi   ci aggiunge   che il nostro vero avversario da superare non sarà il DIRIGENTE ma saranno le colleghe meno professionali, che useranno quel   momento per la resa dei conti.

Non ci saranno tesine da portare. Dovremo solo dire come abbiamo passato l’anno scolastico.

Dobbiamo sentirci professionisti e come tali dovremo andare in giudizio. Ma nessuno ci dirà mai la sentenza che verrà scritta nella carta che resterà per noi non accessibile.

Solo se diventeremo dirigenti potremo vedere il NOSTRO FASCICOLO E POTERLO SFOGLIARE.

MI GIRO PER GUARDARE LE FACCE DEGLI ASTANTI. Siamo tutti senza parole…

Con nostro sollievo torniamo a parlare di didattica.

Sulla Lim    appare la scritta di Antonio Calvani che dice ..”.La scuola ha insegnato la tecnologia; ha insegnato con la tecnologia; occorre oggi porsi l’obiettivo di insegnare nella tecnologia…” Insomma, passare dalla consapevolezza per arrivare al vero ambiente di insegnamento/apprendimento attraverso  l’effetto  motivante.

In tecnologia non vince la quantità ma la qualità; non mi servono 1000 pagine ma anche solo due purchè siano  le più buone.

Adesso lancia una freccia in merito al disegno e alla matematica, arti che possiamo insegnare a dovere, anche a chi  sembra non arrivarci. Basta con gli studenti che vanno tutti nelle facoltà umanistiche. Abbiamo bisogno di matematici e ingegneri.

Tutta colpa di Croce e del retaggio che ci portiamo dietro…

In matematica conta la VISUALIZZAZIONE e ci si arriva solo con il disegno.

DISEGNARE, VISUALIZZARE, CAPIRE.

Bene, siamo arrivati al piano nazionale scuola digitale. Ossia il PNSD,  una cosa buona della Buona Scuola che non è sempre stata  buona.

Invita ad avere una identità digitale dove andare a mettere tutte le nostre competenze. Avere un Portfolio on line.

In Inghilterra la scuola è selettiva; ogni studente ha il diritto/dovere  ad andare nella sede scolastica  del suo livello, c’è molto realismo, competizione, selezione. Lo stesso vale per i docenti che saranno più pagati ma molto  strizzati in tutti i sensi. Tutto questo produce  molto  stress,  ma noi italiani non abbiamo niente da invidiare. Se vogliamo siamo i migliori. Ma ci sono tante cose da migliorare.

Si sono fatte le 16,40 e a questo punto la nostra doc di ferro sente il bisogno di una fumata. Ci dice che deve andare in bagno e ci invita ad andare a vedere dei siti utili a questo indirizzo: https://dirigente4.wixsite.com/2018/link-utili-g/

oppure questo https://dirigente4.wixsite.com/2018/link-utili-t

In effetti ci sono tanti banner dove andare dentro a sbirciare. Eccone alcuni:

 

Tornata dalla pausa caffè   a bruciapelo ci chiede “Come valutate la vostra valutazione dei lavori digitali  dei vostri alunni?”

Critica l’utilizzo inutile delle due ore di progettazione fatta a scuola; la propone fatta in remoto, ma io questa cosa la dico da sempre. Purtroppo c’è il muro della burocrazia che non viene buttato giù.

Valutando non si deve mettere le faccine, sono contra legem. Perbacco, qualcuno l’ho messa  in passato, ma adesso cercherò d’evitarle. La valutazione si mette in voti. Punto. E i ragazzi sono pronti a questo, siamo più noi spaventati a questa prova.

Ci dice di non mettere Bravo sulle verifiche. Bravo si dice alla persona, mentre noi dobbiamo valutare il lavoro. Casomai scrivere “Il tuo lavoro è molto ben fatto”

Ci dice di non farci chiamare dai bambini per nome. Noi non siamo la loro famiglia, occorre tenere le distanze. L’insegnante è l’insegnante e non è un membro della  famiglia dei suoi alunni. Il lei è doveroso, necessario, utile, professionale. Sia coi bambini che con i genitori.

Insomma, è una questione di ruoli.

Una docente dei presenti interviene dicendo che non capisce il formalismo. La relatrice replica che non è questione di forma ma di sostanza.

E  quindi  ci fornisce un nuovo link utile che è questo http://www.generazioniconnesse.it/site/it/educazione-civica-digitale/

In effetti è  tutto da consultare.

Parlando della necessità di tenere i ruoli distinti, mai dare l’amicizia ad un alunno che su FB ce la chiede spacciandosi per sedicenne quando ha solo 13  anni o poco più…

Quindi ci parla di Wikiscuola utile sia per docenti che per ragazzi. Ecco un link…

https://www.wikiscuola.it/index.php/menu-formazione/484-presentazione-corso-piattaforme    

Prosegue in un fiume di informazioni e commenti tutti estremamente puntuali. Anche pubblicare i disegni dei bambini sul sito della maestra non sarebbe possibile senza l’ok del genitore, ma si fa per libera licenza  e senza scopo di lucro, e tutto va bene.

Non ci stupisce quando ci dice che tutto quello che si mette in rete anche solo per poco tempo rimane per sempre nel web,  anche se crediamo d’averla tolta.

Finisce con il sito   METTERSI ALLA PROVA. Cerco di riscrivere  il link che  vedo

… ma purtroppo sbaglio qualcosa oltre che farmi fuori la vista.

Ecco, così è andato il nostro secondo giorno di formazione.

Ce ne andiamo via  tutti con tanti pensieri per la testa, e se nel primo pomeriggio  ci eravamo ritrovati  con qualche dubbio, alla fine dell’incontro   ce ne usciamo dalla stanza con qualcuno di troppo….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il volo della farfalla

il volo della farfalla

Sono  i genitori che raccontano favole per i loro bambini, madri e padri che ritagliano un poco del loro tempo all’educazione dei loro figli, all’amore che hanno di dentro per il racconto, per il costruire storie che abbiano qualcosa da insegnare.

E’ un piacere ribloggare queste pagine  di vita quotidiana e di sogni che come questa farfalla spiccano il volo verso terre lontane…

Grazie a tutti i genitori