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E’ nato il nostro LOPTIS

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E’ nato il nostro LOPTIS

Una discussione sul cmooc

Quale casa oggi sceglieremmo?

Per giocare un poco insieme…

prima della pausa estiva

 

Tante buone vacanze a tutti…   e alla ripresa in settembre    🙂

Antonella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SINTESI DEI PASSAGGI DEL CMOOC

ribloggato da  IAMARF.ORG

Il bilancio su prezi

Bilancio cmooc 2013

Il bilancio di Andreas

Il report del professor Andreas Formiconi

Regole semplici per insegnare bene

Scrivere è insegnare

 

 

Per me scrivere è una forma di insegnamento.

Pensiamoci bene; la scuola è un mondo fatto di parole, di relazioni, di scambi, dove la parola scritta gioca un ruolo principe.

Questo segno scritto può diventare  qualcosa di più elaborato, di più complesso, di grafico, di uditivo, nel momento in cui  si trasforma in un disegno, in una immagine, in un video  o in un suono.

Se avessi potuto scegliere chi essere avrei preferito conoscere la musica,  diventare compositore, perché il suono è la forma di espressione collettiva più completa e diretta.

In seconda possibilità  avrei scelto di coltivare l’immagine,  perché attraverso l’occhio dopo l’udito  noi possiamo  comunicare le emozioni più profonde, comprese quelle che rimangono precluse alla parola.

Mi sono dovuta accontentare di potere approfondire l’uso della parola.

Così che sono solo una persona  che cerca di conoscere il linguaggio scritto.

A   scuola i nostri alunni li portiamo a visitar mostre, più raramente a sentire concerti (che invece li farebbe impazzire); talvolta ad assistere a spettacoli, soprattutto teatrali,  dove regna sovrana la parola parlata, sentita, ascoltata.

Il  teatro come ogni forma di spettacolo simile ( vedasi il cinema)  è l’incontro della parola scritta con la parola detta.

Fino a che noi le parole le scriviamo, escono dalla nostra testa per finire su un pezzo di qualcosa  che le porterà alla visione degli altri.

Uscite dalla nostra mente e volate via leggere come farfalle più o meno saettanti, di queste parole noi non siamo più  padroni.

Le abbiamo consegnate al tempo, allo spazio, spesso al vuoto.

A   volte invece  succede che le parole  scritte  mettano in movimento  qualcosa, per esempio altre parole, altre riflessioni, altre condizioni.

Quando questo accade la nostra  parola è diventata mezzo di insegnamento.

Certo, in un mondo dove siamo subissati da molteplici linguaggi, da molteplici contenuti,  è quasi pressoché difficile  incrociare quelle  espressioni verbali  che potrebbero   tornarci utili e positive.

A  volte non si è nemmeno in grado di riconoscerle, tanto si è frastornati  da contesti tra i più impensabili e  complicati.

Così che ci possono essere parole preziose che lasciamo cadere nel  nulla, in quel contenitore grande e grigio, senza forma e senza sostanza che chiamiamo appunto  il “vuoto”.

Un insegnante raggiunge il suo successo quando ha l’abilità ma anche la fortuna  di fare incrociare le sue parole, ossia la sua presenza, con il proprio interlocutore.

Questo accade non perché si è riusciti ad utilizzare un vocabolario speciale, non perché si è potuto  adottare una tecnologia  super dotata, ma perché si è riusciti a far congiungere  la necessità dell’alunno coinvolto con  la sollecitazione/contenuto  del docente  impegnato.

La partita più importante accade sul piano emotivo, affettivo, relazionale.

In questo preciso momento  il maestro e il suo scolaro si trasformano  in qualcosa di umanamente diverso;  non credo che si tratti di dire  che un insegnante è come un padre, un insegnante rimane un professionista, un educatore pagato per un lavoro preciso, una presenza autorevole che l’alunno  non può che guardare che con  un vago senso di dipendenza.

Ma anche un padre è qualcuno dal cui essere  il figlio dipende, solo che la paternità  non percepisce nessuno stipendio  per esercitarsi.

Per assurdo potremmo aggiungere che un padre è autorizzato a sbagliare, essendo che solo la capacità di un amore assoluto rende capaci di esercitare perfettamente questa funzione ( al cui compito l’atto del generare  chiama il padre alle sue  responsabilità), mentre un docente che viene pagato per essere tale, in caso di errore sarebbe  richiamabile  immediatamente  ai suoi doveri.

Di una vita generata si diventa responsabili fino alla raggiunta autonomia  di colui che si è generato; di una vita  educata  ci si  fa responsabili  fino  alla  effettiva trasmissione di   saperi/competenze  che ci si è preso l’incarico  di  insegnare.

Questo in linea di massima.

Luce dei miei occhi

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Ritornando sulle promesse…

RIBLOGGATO DA LSCF:

Il manifesto

1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.

2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.

3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l’esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.

5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.

6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.

7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.

8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.

9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.

10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.

11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.

12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com’è, ma non a subirlo lasciandolo così com’è.

13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.

Bilancio ltis13

immagine patrimonio della LSCF

Siamo al momento del bilancio, occorre tirare le fila, i numeri.

Almeno qualche sommaria conclusione.

Naturalmente per quel che mi riguarda, è assolutamente positiva, per almeno tre ragioni:

1  perchè ho appreso cose nuove ( l’uso dei feed, dei codici, di qualche programma nuovo utile come piratepad o notepadplusplus o rsswol, di qualche sito prezioso come quello che insegna a sperimentare il linguaggio html e non solo, l’importanza dei tag sopra l’utilità delle categorie…; e poi ancora, l’uso dei socialbookmarking come diigo, la possibilità di creare gruppi di lavoro e di intesa/ricerca comune, la creazione di blog uniti da interessi comuni dove i partecipanti mettono il loro mondo, la loro esperienza, il proprio vissuto e le proprie domande, la scoperta di strumenti  che possono far sottotitolare i video tutorial così preziosi ed indispensabili per la comprensione dei contenuti)

2  perchè  sono entrata in contatto con professionisti e non solo che esprimono/condividono  le loro competenze, perplessità, umanità e risorse; a volte varie e disparate, a volte simili e congeniali, ma tutte importanti perchè espressione di autenticità e serietà, unita all’allegria di esserci, alla consapevolezza del fare, del dire, del  pensare.

3  perchè  mi piace questo modo di usare il web;  così si fa scuola attraverso la rete, così si fa formazione permanente  a un costo contenuto se non addirittura gratuito, così si possono creare intelligenze interattive dove lo scambio e il confronto in tempo reale possono  fare la differenza, dove  possono nascere  idee, progetti, riflessioni e valutazioni mai definitive, mai fine a se stesse.

Mi sembra davvero un buon bilancio, ma da vera analista  non posso trascurare i punti in difetto, i possibili meno evidenziabili; questi sono tutti  a mio personale carico: essi riguardano il fatto che avrei potuto forse dare di più, essere più presente, proporre cose maggiormente indovinate, e fare di più, smanettare con più decisione…

Mea culpa, mea grandissima culpa.

E’ un compito diretto che mi autoaffido;  con calma, adesso che finisce la fase acuta della scuola, mi ritaglierò questo tempo specifico, perchè non vadano perse le piccole abilità e scoperte acquisite.

Non mi stancherò mai di ringraziare tutti i colleghi, gli appassionati dell’insegnamento, gli appassionati della rete e della sua tecnologia.  Tecnologia vista come strumento di lavoro, di ricerca, di progetto.

Insegnare con e senza le tecnologie si può e si deve, ma con è senz’altro una marcia in più.

Certo, l’umanità quella non può essere data da nessuna tecnica fantascientifica; il rapporto umano che nel web si traduce nella scelta delle parole e dei toni e delle espressioni contenute nell’esserci, quella non viene data da un link piuttosto che da un tag…Viene data dal nostro cuore e dalla nostra mente.

Avevo bisogno di affetto   significa  che bisogna credere in qualcosa, in qualcuno, fosse anche in noi stessi attraverso la stima e il rispetto dell’altro; così si impara, si cresce, ci si forma e si forma il nostro prossimo.

Grazie a tutti. (e adesso devo scappare, sapeste dove devo andare….)

Alla prossima