Luna e le sue domande

Ecco, l’incontro che attendevo accadesse in merito le mie domande sui giovani immigrati di seconda generazione rimaste senza risposta, é accaduto.
É arrivata Luna, meglio conosciuto in Marocco come Lubna, perché  in questo Paese islamico i nomi non arabi non sono ben visti e quindi bastò l’aggiunta di una b per conciliare le richieste dei genitori con la ragion di Stato.
Ma chi è Luna?


Oggi è una studentessa universitaria al secondo anno che si occupa di politiche volte alla cooperazione con  i Paesi del terzo mondo o in via di sviluppo.
È stata invitata a questa conferenza per raccontarsi ad altri giovani come lei, studenti liceali che presto voleranno via verso i loro destini. É stata invitata per rispondere a tutte le loro domande e curiosità. Infine é stata invitata per farci capire chi possono essere questi nuovi cittadini di un mondo cosmopolita, visto  dalla parte di una ragazza musulmana.
Di Luna emerge, dallo spazio temporale a lei dedicato, la sua propositività, il suo apparire contesa tra due culture nelle quali si sente in entrambe    in parte straniera.
Si sente straniera in Marocco quando ci torna per il periodo estivo, e si sente straniera in Italia quando viene riconosciuta come diversa, per il suo aspetto vagamente arabo.
Parla perfettamente la lingua, essendo cresciuta fin da piccola tra noi, e parla ovviamente l’arabo per averlo conservato in famiglia.
Luna non indossa il velo, dietro espresso invito del padre che le consigliò di non indossarlo per facilitarle la sua integrazione. Direi un atteggiamento straordinariamente aperto che non é molto diffuso nel mondo islamico, e che ha potuto trovare compimento solo in un paese occidentale, per l’appunto..
Mio babbo, come Luna dice nel racconto,  era aperto, contrario a tante cose che non riusciva ad accettare, del Marocco, ed emerge  come una figura che ancora oggi, da morto, guida ed ispira le scelte di Luna.
Con la figlia ancora molto piccola  aveva deciso di lasciare questo mondo così arretrato  dal  quale si sentiva non compreso,   afflitto da un sistema oscillante tra la dittatura più nera  e un meccanismo gigantesco di burocrazia opprimente.
Desiderava di potere dare ai suoi figli un futuro diverso e più democratico, degno d’essere vissuto.
In Marocco la qualità universitaria é inferiore a quella europea, e come genitore  voleva dare  il meglio ai suoi figli e a quelli che sarebbero diventati i suoi futuri nipoti.

Giunto in Italia si era stabilizzato in un paesino sperduto del parmense, terra abitata da ex partigiani che hanno combattuto per la liberazione dalla nostra personale dittatura, dove Luna é cresciuta serena tra partite di briscola e scopa  con agguerriti vecchietti.
Le prime domande sulla sua identità ha dovuto farsele con l’inizio del percorso scolastico. Un compagno le aveva detto “il tuo papà ha portato via il lavoro al mio”, e lei aveva risposto titubante “ma il mio papà é un commerciante di tappeti…”
Le seconde domande sono arrivate con la morte improvvisa del babbo, in quel momento rientrato per vari motivi in Marocco,  mentre lei era rimasta in Italia con la madre.
Un volo immediato verso quel luogo che lei chiama con dolcezza  la sua terra rossa, e che cambiò per la seconda volta le vie della sua vita; fu terribile per lei dovere lasciare il padre in quel luogo così lontano che l’aveva rifiutata, fu terribile per lei lasciare un pezzo così importante di sé tra parenti che la guardavano più come un’estranea che come una di famiglia.
Credo che per Luna fu come ripartire di nuovo verso l’ignoto e questa volta senza quella presenza umana che tanto doveva averla fatta sentire una bambina come tante, candidata alla felicità.
Mossa da un’immensa rabbia decise che non sarebbe mai più rientrata in quei confini che tanto l’avevano  delusa e fatta soffrire, ma si sa che non é possibile rinnegare le proprie origini, sarebbe come aprire un libro che mancasse del primo capitolo, si rischia ci leggerlo e di non capirne niente.
Passato il dolore che ci porta a volte a perdere il senso della realtà, Luna ha compreso che in lei vivevano e convivono due mondi, due mondi in conflitto, in antitesi, eppure nessuno dei due eliminabile e prevaricante sull’altro.
Luna dichiara alla platea di spettatori che l’ascoltano attentissimi e incuriositi, di avere preso nel tempo una decisione.
Il suo progetto è laurearsi e tornare in Marocco dove costruirà un’impresa da mettere al servizio dei suoi concittadini.
Lo deve al padre che aveva questo sogno che è rimasto infranto.
Lo deve a se stessa che si sente da sempre divisa tra due identità nelle quali si sente 100% italiana e 100% marocchina.
Questa cosa del 100% mi fa sorridere, ma rende l’idea di quello che Luna intendeva dire.
Ci racconta, infine , d’essere ritornata in Marocco da pochi mesi,  superando il suo folle proposito, ma accompagnata da amici italiani che si sono resi disponibili a fare con lei questo faticoso  viaggio del ritorno.
Le cedevano le gambe quando é arrivata in prossimità dei luoghi natali. Temeva di non riconoscere la sua casa, temeva di non essere riconosciuta dai suoi parenti, temeva di trovare un vuoto che l’avrebbe fatta sentire di nuovo persa, di nuovo orfana di radici, di quella forza vitale che permette ad un albero di crescere e di diventare forte e robusto.

Cos’altro potrebbe raccontarci questa giovane donna, CHE SE NON L’AVESSI SENTITA PARLARE DI SÉ, l’avrei scambiata per una qualunque ragazza straniera che sta qui tra noi solo come approfittatrice di un sistema che ha trovato già pronto e che lei sfrutta senza merito e ragione.
Luna non è una parassita, né una pericolosa terrorista, ne una cattiva persona, non é nulla di tutto questo.
Ci fa riflettere, mi fa riflettere. Luna sa di essere stata fortunata nella sfortuna, ed io la vedo come una persona che ha dovuto soffrire molto  e fare delle scelte importanti.
Una che appunto si è dovuta fare delle domande del tipo “Chi sono? Cosa voglio fare? Dove sto andando?…”
So che di Luna mi posso fidare, so che Luna ama davvero il mio Paese almeno quanto ama il Marocco e forse anche di più.
So che Luna é il frutto di scelte politiche europee e non solo, che senza dubbio l’hanno sostenuta.
E questo è bello.
È bello che ci siano politiche sostenitrici di bisogni. È bello essere solidali. E vorrei una solidarietà a 360 gradi, che non fosse politicizzata, che non fosse stagionale, che non fosse pilotata da politiche opportunistiche e di parte, politiche che si ricordano di certi ma non si capisce perché si dimenticano di altri.
Questo voglio dire a Luna da italiana nata qui e radicata nella mia meravigliosa e travagliata Europa.
Vorrei che molti degli stranieri qui pervenuti fossero come lei, o avessero almeno la metà della sua onestà umana.
Che mondo promettente potremmo vivere!

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