Ti mando una cartolina…

Prima che la vecchia e preziosa cartolina possa venire messa in soffitta, le maestre   a scuola non si dimenticano di CELEBRARLA, e quindi ecco una lezione su questo OGGETTO DELLA STORIA, che i nostri nonni si mandavano da paese in paese, se non da continente a continente, e in parte anche i nostri genitori, ma di certo non più i giovani di domani, che già usano  la rete che corre veloce al tempo dell’istante…

La lezione non ha solo uno scopo STORICO e LINGUISTICO, ma anche COMUNICATIVO.

Viene spiegato che la cartolina ha una parte frontale ILLUSTRATIVA, ed una parte retro stante  SCRITTA dove vengono messe una serie di INFORMAZIONI.

Questa parte scritta a sua volta si divide IN DUE ZONE;   a destra  si indicano i dati del DESTINATARIO, colui che RICEVE LA CARTOLINA;  a sinistra i dati del MITTENTE, colui che MANDA LA CARTOLINA.

La prima parte contiene l’INDIRIZZO CON IL C.A.P. che è il CODICE IMPORTANTISSIMO senza il quale la cartolina non arriverà  a destinazione. La seconda parte contiene I   SALUTI che colui che scrive DEDICA ALLA PERSONA CHE LI   RICEVERA’.

I bambini l’hanno già visto come funziona, perchè maestra Angela ha mandato i suoi saluti dal mare, questa estate che è andata in vacanza, indirizzata a tutti i suoi futuri  alunni della 3C.

Anche la  classe di oggi è un gruppo tranquillo, si lavora bene e con calma, come sempre la compresenza di due insegnanti permette la divisione dei compiti e l’ottimizzazione del lavoro, per quanto la collega non ne abbia  di certo bisogno.

Che meraviglia entrare in un gruppo di lavoro dove le cose funzionano, dove si vede che c’è DIETRO LE QUINTE  un lavoro collettivo, continuato e partecipato.

Si sente  e si vede che nulla viene lasciato al caso. Si percepisce l’organizzazione che si muove di soppiatto, ed è questo che permette che tutti i fili  complessi dell’educazione e della formazione  filino  liscio come dovrebbe sempre essere.

Come sempre soccorro i più lenti, incerti, spesso si tratta di alunni arrivati dal Pakistan o da chissà dove, e quindi sono affaticati con il nostro alfabeto, con le nostre parole, ed anche con il nostro stile di scrittura, da sinistra verso destra.

Ecco, mi preoccupo di documentare, di mettere a fuoco, di cogliere l’istante sfuggente che può dare un valore aggiunto a quello che stiamo facendo.

C’è Luca che è un bambino dal visetto pulito, gli occhi trasparenti dove si potrebbe specchiare il mare; ci sono le bambine con i loro capelli raccolti a treccia, e tutta l’attenzione che stanno mettendo nella scrittura, per non rimanere indietro e per fare un lavoro ordinato; ogni tanto qualcuno lancia un segnale di aiuto, esclamando “Maestra aspetta, maestra aspetta….”

Rispondiamo che nessuno sta andando via da nessuna parte, che siamo tutti fermi ad aspettare che tutti si mettano in pari. Che poi c’è la lavagna scritta, e si può copiare con calma.

Certo che non tutti tutti tutti raggiungeranno la fine del compito, ma non importa; tranquillizzo le loro lacrime,  recupereranno andando a copiare la parte mancante dal quaderno del compagno, di nuovo con calma, di nuovo con pazienza, di nuovo con l’insegnante di supporto.  🙂

 

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