Archivio mensile:febbraio 2018

E’ di scena l’infinito

Maestra Maria Antonietta  non mi aveva preparato sulla lezione di oggi, che per me è tutta una sorpresa. C’è di scena l’infinito, cioè l’amore, cioè Giacomo Leopardi da un lato e Gino Paoli dall’altro. Ma cos’hanno in comune questi due personaggi così diversi?

Molto più di quello che si possa credere.

La Maestra aveva fatto sentire una prima volta la canzone “Il cielo in una stanza”  ai bambini che erano stati invitati a mettere i banchi spostati tutti in un lato,   in modo da lasciare spazio nel centro dell’aula. Su invito   dell’insegnante si sdraiano sul pavimento dove ad occhi chiusi possono meglio ascoltare ed abbandonarsi a questa dolcissima poesia musicale che come sappiamo bene tutti è una canzone d’amore pensata da un innamorato per la  sua innamorata…

Oggi la fa riascoltare una seconda volta, riprendendo il filo delle emozioni e delle parole che già in quella prima lezione  i ragazzi avevano espresso su di un foglio, diventato  un grande cartellone che la maestra porta a scuola  e che riassume il brainstorming delle riflessioni espresse sull’onda del sentimento.

Da un lato tutte le emozioni della canzone, dall’altro tutti i contenuti che  legano a filo doppio il testo della celebre canzone con il testo del tutto diverso dell’Infinito leopardiano.

I ragazzi avevano scritto felicità, paura, sogni, abbandono, tristezza, solitudine, dubbio, emozioni, sentimento, immensità, eternità, bellezza, memoria, ricordi, piccolezza, infinito, desiderio, slancio, amore, abbandono….insomma, un turbinio di parole appassionate, che nascevano dal cuore ma anche dalla lucidità di un’interrogarsi vero, forte, generoso, pulito, ardito…

Mentre che la canzone danza  tra le pareti dell’aula ancora tutte intere e solide, mi viene da cantarla senza più freni e trattenimenti, da cullarla con la voce, la mia piccola  voce che non riesce nemmeno ad uscirmi dalla gola, ed è strana questa cosa perchè la voce è così insulsa mentre la mia emozione è così grande…

Che bello! Mi viene solo da pensare “Che bello! che bello che questi bambini abbiano oggi la fortuna di ascoltare tutti insieme questa musica dolcissima, che bello che tra poco potranno sentire la poesia dell’Infinito recitata dalla loro maestra, che bello che potranno sentirla recitata dal giovane attore Germano che ha personificato il giovane favoloso nel recentissimo film che gli è stato dedicato…

Caspita, quando io ero ragazza mica ci facevano sentire a scuola le canzoni d’amore o le poesie dei poeti come se quasi il tempo del passato potesse tornare vivo tra noi, a parlarci di se  stesso e del suo piccolo e grande  dramma interiore che vive eterno fuori dal  passato.

I bambini sono tutti attenti; chi sorride inebetito, chie sorride felice, chi rimane muto perchè non riesce a trovare parole adeguate, chi partecipa con le sue nuove impressioni incalzate dalle domande e dalle note che avanzano libere come farfalle coloratissime,   che ormai si sono fatte padrone dell’aria della stanza.

Persino il nostro dolcissimo bambino speciale  si calma, lui vede poco e non ha il dono della parola, ma quando sente la musica smette d’agitarsi, la maestra Federica l’abbraccia come per fargli sentire la sua vicinanza e la sua condivisione in  questo magico momento. Forse è anche un poco per garantire quel silenzio assoluto di cui capisce noi si avrebbe bisogno….

Che meraviglia  sarebbe una scuola dove si potesse fare tanto teatro, e tanta musica, e tanta arte, e poi naturalmente anche l’inglese, la matematica, le scienze, la storia; una scuola fatta di laboratori continui dove i ragazzi avrebbero l’occasione di scoprire se stessi e i loro talenti ancora nascosti ma già così vivi e veri e pronti alla nascita.

Come filosofa non posso risparmiarmi nell’elogiare la bellezza del poeta che tutto si è guadagnato nella vita attraverso il coraggio  e la sofferenza. Ma poi mi sembra importante  puntualizzare ai ragazzi che Leopardi non è un santino che possiamo tenere chiuso in un cassetto oggi aperto  ma che  poi  verrà richiuso e  dimenticato. Giacomo è stato un uomo vero, un uomo in carne e ossa, un giovane appassionato e con un grande sogno, un patriota che ha contribuito alla costruzione del nostro magnifico Paese, un ragazzo innamorato  destinato ad amori infelici, un ricercatore della verità che consumò tutta la sua giovinezza sui libri, fino a ridursi a uno storpio semiparalitico….

Leopardi è stato  anche semplicemente   un figlio che non voleva fare soffrire la sua famiglia, in primis suo padre che praticamente adorava; non ebbe grande fortuna con la madre che in effetti sembrò dare molto poco amore ai suoi figli, non quanto almeno il piccolo Giacomo  avrebbe avuto bisogno di ricevere. Tutto l’amore che il nostro amico  non riceve dalla madre, il poeta  lo cerca nei libri, nella lettura, nella scienza, nell’arte, nella studio  degli antichi, nella conoscenza, e poi quando non ne poteva  più,  il giovane Giacomo fugge sul colle, il suo rifugio, dove trova sollievo, un infinito senso di pace e di quiete, mentre che l’incognito inarrestabile  del futuro è già prossimo a bussare alla sua porta.

Dico ai ragazzi che dentro ogni bambino si nasconde un poeta che chiede di venire fuori. Non so se i bambini nel momento che mi ascoltano comprendono e condividono; so solo che stanno ascoltando, e che ci penseranno, e che non dimenticheranno, e che arriveranno alle loro valutazioni.

Ma poi insegnare non è anche  questo? Lanciare fiori dal palco della scena sopra la folla astante, e tra tutti i presenti qualcuno raccoglierà una margherita, qualcun’altro una rosa, ed altri ancora delle viole di bosco…Insomma, il nostro cesto dev’essere ricolmo di ogni varietà, perchè non sappiamo se passeranno dalla via ferrovieri, o ingegneri  o altri poeti…

I bambini, sono loro che permettono al maestro di fare il maestro. Tutto qui.

 

I bambini e il mercato

Il testo me lo deve ancora dare in formato word  maestra Aurora, che praticamente fa letteratura in classe, trasformando ogni episodio di vita vissuta coi bambini in una occasione di scrittura. In questo episodio viene raccontato il mercato e tutto il suo mondo di tinte, suoni, odori, animaletti simpatici, vecchi mestieri   e cose bizzarre che a volte  rappresentano  un mondo lontano ma sempre presente tra  noi.

I bambini osservano tutto,  veraci, come volendo assorbire ed imprimere nella memoria le varie cose che vanno scoprendo o avvicinando per la prima volta. E poi trasformano le loro emozioni e i loro  pensieri in disegni, forme e colori.

Eccone una prima raccolta, che mai mi stancherei di fotografare e condividere con gli adulti  che se solo lo volessero potrebbero trovare nelle figure dei loro bambini tutte le loro domande, la loro sete di vita e  la loro curiosità che mai  troverà riposo fino a che non verrà soddisfatta…

Godiamoceli, in attesa di vedere quelli più fantasiosi…

 

Il volo della farfalla

il volo della farfalla

Sono  i genitori che raccontano favole per i loro bambini, madri e padri che ritagliano un poco del loro tempo all’educazione dei loro figli, all’amore che hanno di dentro per il racconto, per il costruire storie che abbiano qualcosa da insegnare.

E’ un piacere ribloggare queste pagine  di vita quotidiana e di sogni che come questa farfalla spiccano il volo verso terre lontane…

Grazie a tutti i genitori

 

Teatro e studenti

La Guardia di Finanza nelle scuole

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono venuti a parlarci del loro lavoro.

I bambini li hanno visti come degli eroi che fanno un lavoro molto importante.

E in effetti lo sono. Nonostante tutto.

 

I bambini alle prese con l’arte….

 

video tutorial

Il corpo umano a fior di nervi…..

La maschera del dragone

 

L’attività a cui mi sottopone Maestra Irene   è di quelle creative, che nulla hanno a che fare con la matematica, ma la mia collega è fatta così, ama alternare le pedanti e non proprio creative lezioni scientifiche  con momenti più leggeri e accattivanti, come le attività di laboratorio.

E quale laboratorio meglio pensato sotto carnevale della costruzione di una maschera multicolorata che ha come soggetto la figura mitologica, fantastica e folcloristica del più celebre animale cinese?

Irene è una persona gentile, dalla vocetta non proprio altisonante, e due occhietti vivaci e ridenti; è la maestra della quarta B che oggi ho il piacere di osservare durante la sua attività didattica,  lei ed i suoi alunni; io per i bambini sarei una maestra curiosa che  sarebbe andata a vederli lavorare mentre che fanno lavoretti speciali che poi porteranno lunedì prossimo alla comunità degli   anziani che la classe ha deciso di gemellare con sè da qualche anno.

Insomma, una storia complicata, di quelle che possono accadere solo nelle scuole che per vocazione non si contentano di ripetere sempre le stesse cose, sempre le stesse lezioni, sempre le stesse cerimonie già risapute…

Improvvisamente il vocio naturale dei bambini appena rientrati dalla mensa si placa davanti all’aula che viene oscurata , con le tapparelle che si abbassano, giusto per dare la giusta luminosità alla Lim che viene accesa alla ricerca delle immagini più spettacolari di questa maschera.

In classe c’è un bimba cinese, di cui purtroppo non ho chiesto il nome,  che viene invitata da Irene a  dire nella sua lingua Buon Capodanno, e poi ecco comparire alla lavagna la scritta in ideogramma cinese  di questa bella festività universale che si festeggia in tutto il mondo ma con usanze diverse.

Nel Paese della  grande Cina il Capodanno arriva con il nostro Carnevale, ma non cade ogni anno sempre lo stesso giorno, come accade per noi il primo  di gennaio; loro seguono il calendario lunare, come a noi accade di fare per la Pasqua, e a secondo di quando è luna piena nel mese che chiude l’inverno, il Capodanno cinese può cadere prima o dopo le date dell’anno  passato..

Maestra Irene fornisce ai ragazzi, che sono tutti molto attenti e conquistati dal racconto, le informazioni generali su quello che questo evento e simbolo/maschera  significa per loro; il drago orientale non ha nulla a che vedere con il drago occidentale. Per noi era ed è rimasto  espressione di terrore e di distruzione, per loro era ed è rimasto   espressione di gioia, vittoria, forza, fertilità e buon auspicio.

Non c’è cinese in Cina e non solo che non abbia un’immagine dragoniana nella propria casa, o un qualcosa di rosso appesa alla porta, in segno di accoglienza e di partecipazione a qualcosa che è per tutti loro beneaugurale.

Nella figura del drago cinese (asiatico per eccellenza)  si unificano almeno altri nove animali, che Maestra   Irene illustra dettagliatamente, e che qualche alunno si premunisce di annotare tra i propri appunti; la leggenda vuole che ci siano anche draghi alati, e draghi con il dono dell’invisibilità, e comunque draghi tutti possenti e invincibili capaci di conquistare il beneplacido contro  ogni avversità. Ecco, il drago avrebbe un corpo pantagruelico da serpente, zampe di pollo, testa da coccodrillo,  non so cosa da coniglio,   denti da tigre,    lunghi baffi da pesce gatto, corna da cervo,  unghie da aquila,  il ventre da rana, e per finire   una lunga cresta sul dorso che lo fa sembrare  un essere mitologico sbucato fuori dalla profondità dei millenni passati.

Aldilà di altri dettagli più o meno variabili, il Drago incarna lo spirito Yang, che è quello benefico, fecondo e associato all’acqua, generatrice di vita e abbondanza.

I bambini sono catturati dalle figure, oltre che dalle parole sapientemente centellinate dalla maestra,  che sembra stare volutamente   tra il racconto di una favola ed il racconto di un’usanza più che reale che si consuma ovunque nelle comunità cinesi sparse per il pianeta e dentro la Grande Muraglia; così  facendo  portano  allegria  e dinamismo  anche alle popolazioni a loro diverse.

Mentre che guardano  le figure sul web    alcuni bambini  indicano alla maestra quelle che vogliono vedere ingrandite, dove  per lo più i colori dominanti sono il rosso e l’oro, ma non mancano gli azzurri, i verdi, i rosa, i viola ed il turchese.

La lezione laboratoriale consiste nella costruzione di una maschera, ossia Maestra Irene ha portato il dragone da dipingere,  che poi verrà  diviso tra testa e coda e incollato su una striscia di cartoncino rosso disposta a fisarmonica; i bambini si divertiranno a dargli movimento e vitalità grazie all’ausilio di due bastoncini, ognuno impersonando il proprio spirito fantastico e amante dell’avventura.

Non c’è che dire, gli ingredienti per passare due ore lontane dalla fatica del fare di conto ci sono tutti, ma poi è attraverso queste attività che un tempo si sarebbero dette alternative  che si costruisce il clima classe, che i bambini possono meglio esprimersi nelle loro sensazioni e necessità relazionali.

Mi do da fare, e nonostante la presenza di Aurora, la maestra di italiano, c’è lavoro per tutti: tra l’arricciamento della struttura,  il ritaglio,  l’incollaggio e lo stare dietro ai  bambini più lenti o più dispersivi il tempo vola via in un batti baleno.

Rimane giusto il tempo di fare due foto alle maschere che riescono ad essere terminate, e la nostra alunna cinese si mette in bella posa dietro la sua maschera similafricana  che ci ha portato in visione dalle sue escursioni metropolitane.

Insomma, le classi oggi sono multietniche; si parla della Cina con veri alunni  cinesi in carne ed ossa, si parla dell’America latina con veri alunni brasiliani, e si parla dell’Africa con veri alunni africani.

La cosa più straordinaria  è che, almeno nella scola primaria, si lasciano fuori dalla porta tutti i conflitti sociali che  spesso si sentono esplodere per le strade o alla televisione. Come insegnanti cerchiamo di fare sentire i bambini tutti uguali e tutti bene accolti.  Spesso sono proprio quelli non stranieri  che ci danno qualche pensiero aggiuntivo, ma questo ci sta, è il rapporto tre a dieci che per oggi detta la differenza e l’equilibrio.

No, Maestra Irene non vorrebbe sentire discorsi sulle diversità viste come un problema; in classe ci siamo sentiti privilegiati ad avere un pezzo di Cina con noi.  E poi si esce tutti per donare il libro scritto dai bambini con l’aiuto di maestra Aurora ai bambini della terza classe, che ignari dell’iniziativa rimangono sinceramente sorpresi di tanta generosità. Il libro è pieno di figure da colorare, oltre che di tanti piccoli mondi fantastici e ricchi di rime alla Rodari; stamparlo già colorato sarebbe costato   troppo, ma intanto è diventato un libro personalizzabile, ed è questo il valore aggiunto.

Insomma, le maestre sono quelle persone che là dove vedono un problema cercano di superarlo con il sorriso in volto; un pò si arrabbiano, un pò si stancano, un pò vanno in perdita, ma poi basta poco per far tornare la voglia di stare tutti insieme.

Se poi si riuscisse   a farlo sempre con educazione, allora sarebbe la scuola perfetta!!!