Hegel

Hegel  è insieme a Kant l’altro grande gigante dell’idealismo tedesco in epoca illuministica.  Nasce circa cinquant’anni dopo il grande teorico metafisico moderno, nel 1770, e morirà nel 1831 per avere contratto il colera  che aveva invaso Berlino.

Riparte dall’idealismo di Ficthe, che presto vedremo, ma aderisce  ad una visione oggettivistica della Storia, mentre Ficthe aveva puntato l’occhio sul soggettivismo storico. Quando esplode la Rivoluzione francese Hegel è un giovanissimo diciannovenne, quindi vive  i moti rivoluzionari con lo slancio tipico dei suoi anni. Comprende  che sono venti inarrestabili e che nulla e nessuno avrebbe  potuto  arrestarli o impedirli. Comprende  che la Storia è il luogo dove lo Spirito del tempo prende forma, e che se lo Spirito può essere soggettivo, oggettivo e assoluto, è di certo nel suo  diventare oggettivo cioè materia concreta compiuta  e visibile  che mostra se stesso.

Da  questo suo credo storico nasce l’eguaglianza tra reale e razionale, ossia per Hegel  tutto ciò che è  reale è anche razionale (che significa che le dittature naziste sono state un fenomeno razionale, o meglio, giustificate perchè  sono accadute). Con calma arriveremo a comprendere sia i valori che gli errori dell’analisi hegeliana.

Giustamente Hegel parla di dialettica, di tesi antitesi e sintesi; c’è uno scontro tra A  e  B da cui deriverà C; è un principio del tutto logico. Ci sono tre momenti nella dialettica: il momento della riflessione, il momento dell’azione, il momento della realizzazione. E’ nel momento della realizzazione che lo Spirito assoluto si compie, nella identità tra soggetto e oggetto, dove la coscienza infelice perchè debole soccombe alla coscienza felice perchè forte.

Detta dialettica si compie tra il padrone e il servo; il padrone non teme la morte mentre  il servo teme di soccombere. Il padrone è forte ed il servo destinato a subire. Tuttavia nell’incontro scontro io gli altri, il soggetto prende coscienza di sè, comprende che non potrebbe realizzare se stesso senza l’interazione con l’altro. La lotta viene mediata dal reciproco bisogno. Alla fine della lotta c’è sempre la morte come realtà inevitabile, ma questo vale per tutti.

Qualcosa di simile accade nella religione dove Dio è il tutto, l’uomo il poco o niente, e l’uomo si rimette a Dio. La perfezione del cristianesimo è stata che Dio decide di farsi uomo, l’uomo dio muore, ma poi risorge vincendo la morte. Ecco perchè il cristianesimo è la religione perfetta. Quello che Gesù riesce a fare perfettamente l’uomo è chiamato a fare tra mille difficoltà.  Ecco che il dolore è inevitabile, fa parte della vita, fa parte della storia. L’uomo singolo fa parte della storia universale, deve saperlo, deve esserne consapevole. Tra lo stoicismo e lo scetticismo Hegel dichiara meritevole  lo stoicismo che non rifugge la sue responsabilità.

I suoi capolavori filosofici saranno La fenomenologia dello Spirto e Lo spirito del cristianesimo, il suo destino.  Hegel attribuisce al cristianesimo un ruolo centrale nello sviluppo del pensiero; detto processo religioso/storico/antropologico  identifica l’idea di progresso e l’idea di inarrestabilità di detto progresso. Dio si è compiuto nel corpo di suo figlio, Gesù, che è stato consumato e celebrato entrando a pieno titolo nel tempo di oggi. L’umanità celebrando la figura del Cristo celebra l’oggettivazione  dello spirito cristiano, che poi assume le sue diverse forme ma che sempre si riconduce allo stesso grande disegno storico. E’ evidente come Hegel preme sulla lettura temporale più che spirituale; le analisi soggettive pascaliane sono totalmente estranee ad una mentalità e personalità come quella di Hegel.

Hegel si attiene ai fatti, a lui interessano solo le azioni e le realizzazioni storiche che  sottendono alle riflessioni. Quando il soggettivo ancora inconsapevole si oggettiva diventando consapevole ed organizzato, ecco che si compie l’assoluto. L’assoluto equivale al vero, equivale al razionale.

La civiltà è fatta di  arte, religione e filosofia.E’ solo nella filosofia che l’idea ritorna in se stessa. L’arte è lo strumento dei singoli, la religione è lo strumento unificante dello Stato e lo Stato è lo strumento dominatore che tutto regola.

Grazie all’influenza di Shiller Hegel arriverà a rivedere il cristianesimo anche nel suo ruolo  spirituale e non solo politico, per quanto appare evidente la lettura statalista e politica che Hegel fa della religione stessa.

Nella storia ci sono uomini che si devono dividere i compiti; ci sono gli uomini di pensiero che provvedono alle idee, ci sono gli uomini d’azione che provvedono alle azioni, alla messa in pratica delle idee.  Tra la legge umana e la legge divina vince la legge dello Stato, a cui spetta la parola finale.

Lo Stato deve essere giusnaturalista e contrattualista, precisa Hegel, cioè permettere il miglior bene possibile  per il maggior numero possibile; tra tutte le scienze la scienza politica è la più importante perchè si occupa di risolvere i problemi reali della vita quotidiana di un’intera comunità.

Lo Stato deve essere forte ed ordinato, organizzato, avvalendosi dei suoi strumenti che sono la proprietà terriera, l’industria, il commercio, la burocrazia ed il lavoro.  Nel tempo ci sono stati diversi regni con diverse idee di governo: si è passati dal regno dispotico al regno greco illuminato ma che conserva la schiavitù. Con il regno romano nasce lo Stato di diritto, viene   permessa la liberazione degli schiavi, ma è solo con il regno  tedesco che  si arriva ad una piena  società  del  diritto.

E’ da tutta questa riflessione che nasce l’idea dello Stato etico, dello Stato che guida, che governa e decide con ragione per il bene di tutti. I  cittadini si organizzano nella famiglia e lo Stato è come una grande famiglia che per funzionar ha bisogno di centralismo e di uno Stato forte. Napoleone è un esempio  di Capo di stato e di Stato forte.  Qualcosa di simile  deve accadere alla Germania, destinata ad un ruolo di  supremazia.

Si parla per questo di germanesimo di Hegel. Nel 1817 pubblicherà l’Enciclopedia  delle scienze filosofiche, dove ovviamente vuole assegnare alla sua terra un ruolo principe nella  costruzione   del sapere  universale, ma non c’è nulla che Hegel possa attribuire al pensiero tedesco che già non fosse stato iniziato/intuito  dal pensiero romano.

Per concludere: lo schema del sistema hegeliano è questo:

-nello spirito soggettivo siamo in una fase naturale e di nascita dello spirito   del tutto fuori controllo

-nello spirito oggettivo siamo in una fase organizzata e controllata dove si cerca di trattare i problemi del diritto

-nello spirito assoluto  si compiono l’arte, la religione e la filosofia, è il compimento della dialettica stessa,  è il divenire della tesi e dell’antitesi,  è lo spirito che si svela nel tempo secondo la sua logica  interiore.

Dell’arte distingue l’arte bella o viva dall’arte brutta o morta. Non teorizza la stessa distinzione  anche  nella religione e nella filosofia. Questo problema sarà ereditato dai suoi  successori.

Ancora qualche riflessione sullo stato etico:

Dopo Hegel nasce la sinistra e la destra hegeliana e si sviluppa  il costume  che  la filosofia è innanzitutto  filosofia della storia e della politica. La sinistra hegeliana  correggerà l’impianto con tre sostanziali modifiche: Dio non esiste, lo Stato forte deve essere necessariamente etico ma ateo;  non ciò che è reale è razionale ma razionalizzabile, ossia viene valutato nella sua storicità e nel concetto di ragion di Stato; lo stato di diritto  non può andare di pari passo con lo stato borghese che provvede unicamente ai propri interessi. In questo modo sono state messe le basi per la nascita del pensiero marxista.

Sulla destra hegeliana si parlerà altrove. Da qualunque lato si voglia guardare ad Hegel,  dopo di Hegel siamo in qualche modo  diventati tutti hegeliani

 

 

 

 

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