riParte la Riforma Fedeli

Parte la Riforma Fedeli che vorrebbe essere nello spirito  una continuazione della Buona Scuola ma anche un suo miglioramento (detta La buona scuola bis)

I punti sono tanti, e ancora alcuni da definire nel dettaglio, ma in sostanza accadrà questo:

prima fase prevista: assunzione dei vincitori di concorso  e di chi vanta almeno 36 mesi  di servizio entro il 2018

seconda fase prevista:  nuovo concorso per i laureati con almeno 24 crediti formativi  in campo pedagogico/educativo nel 2018 ( e poi a  cadenza  biennale)

terza fase prevista: chi supererà il Concorso riceverà un contratto triennale di carattere formativo  che stipulerà con le scuole  (immagino attraverso le graduatorie di Istituto???)  dove presterà il suo servizio  e dove verrà valutato anno per anno come una specie di  prestatore d’opera a tempo  determinato. Al superamento dei tre anni il contratto a tempo triennale si trasformerà automaticamente   in contratto a tempo indeterminato. Prima entrata in ruolo prevista  sarà quindi nel 2022.

Bisogna ammettere che le novità non sono di poco conto.

Non sono di poco conto   perchè mentre prima bastava superare il Concorso per essere dentro una graduatoria di merito che portava direttamente all’assunzione, ora  il percorso stabilizzante prevede almeno quattro anni che se superati annualmente, solo   alla fine  portano al ruolo (questo percorso detto FIT così lungo è stato pensato per garantire formazione ed abilitazione che viene fatta sul campo, direttamente nella scuola e senza più   bisogno di Pas o Tfa vari che vanno a sparire). Mi auguro che la formazione   sia a questo punto  resa obbligatoria e in qualche modo sostenuta, come lo è già  per gli insegnanti di ruolo ma non lo è affatto per gli insegnanti precari.

Rimane sempre il doppio canale tra docente ordinario e docente di sostegno, ma bisognerebbe  entrare nello specifico.

E   chi sarà chiamato a valutare il percorso di questi docenti assunti in prova? Ovviamente i dirigenti, ovviamente i colleghi, magari proprio quelli che sono entrati nell’organico  grazie all’ultimo superamento  del Concorso,  e subito assunti, oppure gli stessi che sono entrati con il potenziamento nel 2015  senza essere stati vincitori di nessun Concorso  (i privilegiati/fortunati  che si sono risparmiati questa via crucis  senza fine).

Qualcuno potrebbe vederci una imparità  nei confronti  di questa ultima e attuale generazione insegnante, che vanta di per sè già diversi anni di precariato, che per ragioni arbitrarie/politiche    è stata impedita a partecipare all’ultimo Concorso, e che ora si trova a dovere affrontare ben quattro anni di prova.

Io ci vedo  in parte la deriva del Ministero che delega questioni delicatissime a semplici  rappresentati dello Stato che vengono investiti di decisioni straordinarie, mentre che lo  Stato  sene lava le mani.

Spero di sbagliarmi, spero di non  dovere pensare che sarà un Dirigente scolastico a decidere se io sarò o non sarò insegnante nella mia vita (visto il livello di dirigenti in circolo molti dei quai non sono equilibrati), dopo essere stata vincitrice di Concorso…

Si potrebbe replicare “Meglio questo che l’incertezza di non sapere quando e se diventare insegnanti”.

Certo, meglio una legge che definisce i criteri per quanto discutibili, che il vuoto o il caos a cui il Ministero dell’Istruzione ci ha abituato da sempre.

Solo mi auguro regolamenti che abbiano ad impedire  possibilità di ennesimi ricorsi, di ennesimi  buchi neri,  quindi pensati con criterio e  senso di responsabilità.

E le graduatorie Gae e di Istituto che fine faranno? Spariranno dopo  il loro esaurimento o dopo la loro funzionalità a tempore.

Saranno sostituite dalle GRAME, ossia dalle Graduatorie  regionali  per il merito ancora   in corso di  definizione (certo che il nome ha un suono sinistro…)

Se da un lato non mi sento di rimpiangere la sopravvivenza delle Gae che tanto scompiglio hanno gettato nella scuola che è stata investita da una Montagna di ricorsi giudiziari tutti vinti in prima istanza  dal sindacato che si è fatto carico di  sostenerli (anche se i tempi dei tribunali sono lunghissimi  e molto  destabilizzanti),  dall’altro lato già mi sto preoccupando per la nascita di queste nuove graduatorie, di cui non si conoscono ancora i criteri di  valutazione dei titoli.

Non voglio essere pessimista.

Non ci resta che aspettare gli sviluppi.

Certo che la politica non conosce la parola coerenza, nè equità: mentre in Parlamento ci entrano a gran titolo   anche persone nemmeno diplomate ( per non dire altro), nella scuola possono entrare, a  suo dire, solo persone iper formate e iper laureate. Aggiungerei anche iper collaudate.

Eppure lo stipendio di un professore è di gran lunga inferiore a quello di un politico….

qui le notizie dirette sulla riforma

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