dedicato ai nuovi arrivati

Ciao a tutti.

Vorrei fare il punto della situazione, carissimi, e lo faccio da qui, da casa mia, che è una delle tante porte aperte di questo condominio, che è il sito di  iamarf.

Raggiunto un piccolo risultato si potrebbe pensare di essere diventati capaci,  ma  so che non è così. Per una cosa che si scopre ce ne sono altre dieci ancora in attesa, e questo dovremmo ben saperlo visto che riguarda il nostro mestiere.

Da veterana (veterana di cosa?  meglio dire da  studente pregressa)   posso dire ai nuovi arrivati  che qui impareranno molto, se ne avranno voglia, e che lo potranno fare senza farsi prendere dall’ansia di rimanere in dietro, di non potere farcela, o di  non trovare quel che cercano.

La cosa che dipenderà  e che dipende solo da noi stessi,  non sarà  l’apprendere, come non sarà  l‘insegnare,  ma è il mutare, e riprendo non a caso i tre verbi conduttori di Andreas.

Quanto e come muteremo seguendo questo corso permanente, che diventerà per tutti come lo è diventata per noi, la nostra classe virtuale,   dipenderà solo da quello che ognuno di noi è e si prefigge di diventare (magari a propria insaputa).

Secondo i tempi e gli stili che appartengono alla storia di ognuno di noi.

Stare nella rete, qui lo ridico e credo che poi non lo ripeterò più, perchè così dovrebbe essere per tutti, deve significare  incontrare opportunità, mettersi in gioco, spendere tempo costruttivo, coltivare  un senso critico verso il web 2.0, e tutto questo stando davanti a un video, una tastiera, una connessione, dove dietro ci stanno persone, con i loro sentimenti, i loro gusti, le loro aspettative.

Non possiedo le conoscenze tecnologiche  di un programmatore, nè le conoscenze complesse  e articolate  di chi pratica questo mestiere da tempo, nè le abilità  di chi smanetta  con maestria, nè altro ancora, però  sarò sempre grata  al mondo di internet, perchè ci ha davvero aperto tutte le porte, o quasi.

Purtroppo  aprire una porta non basta;  ciò che conta, subito dopo, è sapere cosa potere scoprire e costruire.

Il blog aperto per questo cMooc (che ora è diventato un cMool)  è iniziato per gioco, non sapendo nemmeno  se poi sarebbe servito veramente  a qualcosa. Adesso potrei   proporlo  a scuola ai colleghi, non come forma di protagonismo fine a se stesso, ma come spunto per dire agli altri “Se ce l’ho fatta io possiamo farcela tutti e qui potete trovare idee come in altri blog meglio di questo”

La questione seria e sostanziale è altrove:  è veramente possibile crescere comunità educative che in qualche modo poi possano riflettersi nelle realtà quotidiane, o quello che andiamo o andremo  a  fare qui rimarrà in qualche modo  chiuso dentro questi recinti aperti?

Io credo che si possa riuscirci a lasciare un segno significativo. Non dentro la rete, dove se tutto va bene  tutto viene facilitato perchè  noi decidiamo i contenuti, i tempi e le modalità di espressione, ma dentro il reale, ossia il sociale, dove noi decidiamo ben poco, se non le nostre capacità di reazione e di consapevole  cambiamento.

I  problemi si affrontano per gradi e così  ogni giorno è possibile  smantellare resistenze, tabù,  difficoltà.

Poi c’è una seconda questione seria, che è quella del non disperdere le energie, di per sè già scarse e non inesauribili.

Quante volte ci capita di dire a noi stessi : bello questo, mi devo ricordare che c’è, che potrei usarlo, che potrebbe venirmi utile…  e poi ce lo dimentichiamo il giorno dopo perchè nel  frattempo ne abbiamo trovati altri tre, di strumenti, che alla fine entrano tutti in uno scatolone generale, che finisce messo in cantina, come quando facciamo con le cose diventate  vecchie, solo che queste non sono cose vecchie, ma nuove, nuovissime e tutte potenzialmente preziose.

A  questo si può rimediare facilmente  con il metodo del sapere fare ordine.

Gli strumenti indispensabili  sarà soprattutto  il prof a  rispolverarli, credo, come l’archiviatore sempre aggiornato  di feed e di  post  per ogni blog che si vuole seguire (rssowl) , o come i vari strumenti tutti open source  o free  che ci permettono di scrivere in collaborazione (piratepad) o  di operare in libertà (libreoffice). Dietro il discorso open source c’è una vera e propria filosofia di pensiero, che  credo sarà sempre il prof  ad  argomentarlo con cognizione di  causa, anche se noi naviganti  pratici ed  inesperti  spesso scegliamo i giocattoli non secondo logiche di pensiero ma secondo logiche più spicciole e molto meno nobili, o assai occasionali.

Disponibilità della macchina a parte, qui, in quest mondo #loptis, si può imparare a usarlo, questo motore, o almeno a manovrarne le essenzialità minimali.

Cosa si nasconde  dietro un tag? e dietro una categoria?    cos’è il programma Amara? come si crea un video? cos’è un podcast? come creo un permalink?  e come faccio a inserire un commento? come  controllo un codice html? cos’è  l’opml? come devo fare per rendere il mio blog più visibile? come mi inserisco in un gruppo di bloggers?…..

Sono solo alcune cose scopribili   dentro nei post del corso.

In un secondo momento  altri   post di alcuni di noi propongono, scoprono, informano, si mettono in movimento nel creare iniziative. Tutto accade e può accadere, in totale  libertà e con  il beneficio di tutti.

Come fare per consultare in modo pratico articoli? e per creare un testo e-book?, e per leggerlo se lo acquisto? e per trasformarlo in word? e per condividerlo con la rete?  sono solo alcune cose scopribili  delle molte   che si aggiungono  spontanee…

E  tutto sotto lo sguardo presente  di chi il loptis  l’ha fatto nascere e gestisce il web con totale padronanza.

A tutti noi  Buon viaggio.

24 pensieri su “dedicato ai nuovi arrivati

  1. dueappunti

    E’ talmente vasto questo mondo, così difficile da comprendere. Sì, davvero facile disperdere energie e perdere la strada… grazie Antonella dell’incoraggiamento e grazie Andreas per il #Loptis e per tutto quello che vorrai insegnarci o aiutarci ad imparare.

    Rispondi
  2. Claude Almansi

    Grazie, Antonella, per questo incorggiamento e riassunto delle azioni interattive facilitate dall’approccio “cMOOL”.

    Da altra studentessa pregressa aggiungerei soltanto: nell’esperienza fatta finora, hanno contato molto anche i momenti di pasticciamento anche prolungato – come quando cercavamo di forzare il software WordPress a fare delle cose che non voleva: a volte vincevamo noi, a volte lui, ma quel che conta è che questo pasticciare ci ha agguerriti a non arrenderci davanti agli ostacoli imprevisti, ma a cercare con altri come sormontarli o aggirarli.

    Penso ad es. a 2 attività di traduzione collaborativa con applicazioni web in piccoli gruppi, verso la fine di #ltis13: ci siamo imbattute in grossi problemi tecnici dovuti al testo da tradurre in un caso, e a un diffetto dell’applicazione web nell’altro. Mi ha colpita quanto ci è venuto naturale discutere e risolvere assieme quei problemi.

    Cioè come dici tu, sono tante le cose potenzialmente da esplorare, e quindi dedicare un tempo congruo ad accanirsi insieme su una di esse potrebbe sembrare una cattiva gestione del tempo ma non è così: a patto, ovviamente, di non esagerare davvero, non è tempo perso, perché anche se alla fine vince quel dato ostacolo, noi intanto ci alleniamo lo stesso al fare assieme.

    Rispondi
    1. dallomo antonella Autore articolo

      …al fare assieme… questo è il passaggio più delicato, un passaggio assai fragile perchè lasciato in balia di moltissime incognite, che però tutte si superano se si possiede un’idea chiara o latente in testa

      Rispondi
      1. Claude Almansi

        Meglio se un po’ latente, perché se tutti hanno idee chiare come il diamante, è difficile metterle insieme.

        Esempio di idea latente: il gruppo di sottotitolazione Amara “Captions Requested” (CR). Ieri ci ho sbattuto un videone di oltre un’ora e mezza: un hangout “learning2gether” organizzato da Vance Stevens con Phil Hubbard sulla “curatela” di video TED per migliorare la comprensione orale inglese degli studenti. Avevo trascritto – senza nemmeno fare le indicazioni temporali che poi sincronizzano i sottotitoli col video – soltanto 5 minuti.

        La mia idea? Beh a volte in CR succede che si interessino altri membri e collaborino, ma questo è proprio un mattone: vediamo un po’ cosa succede, semmai metto un commento al post di Vance sull’incontro, cercando di invogliare i docenti d’inglese di learning2gether, ma senza contarci troppo.

        Ma sto pomeriggio 2 altri membri di CR avevano già trascritto fino ad un quarto d’ora, sincronizzando la mia prima parte. Certo, uno/a aveva un po’ pasticciato, ritrascrivendo sotto la parte già trascritta, e per il resto faccendo sottotitoli lunghissimi che avrebbero coperto l’intero schermo, ma questo si sistema facilmente: l’importante è che adesso, possiamo cominciare a pensare di completare la sottotitolazione. E quando arriveremo a metà, sara più facile, appunto, attirare quelli di learning2gether, probabilmente.

  3. Flavia

    Mi piace molto quanto hai scritto. Vorrei ribadire proprio che dietro ad una macchina ci sono le persone, con le loro storie, con le loro esperienze. Da un anno, o poco più, faccio parte di questo “conglomerato” che continua ad arricchirmi professionalmente ed umanamente.

    Rispondi
  4. luciab

    Hai proprio ben descritto, Antonella.
    Quando ho incrociato il corso #ltis13, prima ho fatto finta di non esserci e ho sbirciato, poi ho allungato il piedino, poi ho fatto il saltino nella pozzanghera, poi ho cominciato a fare SPLAF SPLAF, poi mi sono messa a sguazzare con gusto, e poi…poi… poi…
    Intanto stavo mutando, ma non lo sapevo.
    Credo che la parola magica sia “INSIEME”. Abbiamo fatto le cose INSIEME e insieme siamo cresciuti. Quando mi sono girata indietro a guardare la strada fatta, mi sono venute le vertigini. Non me ne ero mica accorta, di tutta la strada fatta!
    Dopo tanto guardarsi in giro e condividere e inciampare e riflettere, il mio agire si è concentrato lungo due direttive:
    1) creare cose (una lezione… un piccolo esperimento… un videotutorial… un articolo…)
    2) costruire reti, cioè mettere INSIEME delle persone. Magari il vecchio Consiglio di Classe, perché no?
    Non occorre erigere palazzi. Meglio una piccola cosa, ogni giorno.

    Rispondi
  5. Antonella C

    Vorrei catturare un pezzettino, o anche più di uno, da ognuno dei commenti, a cominciare da quello di Antonella, per comporre un bellissimo puzzle che racconterebbe come attraverso un’immagine variopinta la breve, ma ricca esperienza che sto vivendo da quando con cautela ho messo piede nel “condominio”. Mi sono sentita accolta, a volte mi sono sentita inadeguata, smarrita, adesso dopo un mese e mezzo comincio ad ambientarmi. Spesso ho toccato picchi altissimi: la soddisfazione di riuscire a produrre o fare qualcosa che in un primo momento ti appare inaccassibile, altre volte mi sono accanita o mi accanisco contro muri di gomma, rimbalzo indietro e riprovo, ma invano, eppure sono convinta che intanto imparo, mi “modifico”. Avrei soltanto un desiderio ora, avere del tempo tutto per me per dedicarmi a lungo, non solo con i ritagli di tempo che attualmente mi ricavo, per dedicarmi a questa forma di studio/approfondimento: lo chiederò nella lettera a …”Babbo Natale!”
    Intanto grazie a tutti per gli stimoli, perchè anche soltanto scrivere questo commento mi ha costretto a riflettere, pensare…
    Antonella C

    Rispondi
  6. marym34

    Grazie Antonella per l’incoraggiamento,
    come Antonella C. spesso mi sento smarrita, inadeguata ed includente…non essendo una “smanettona” a volte rimango bloccata, ma per fortuna arrivano vari incoraggiamenti ed il sostegno del prof.,costantemente presente, che non ci fanno sentire soli o meglio non mi fanno sentire sola!!!
    Maria Teresa M.

    Rispondi
    1. dallomo antonella Autore articolo

      Non c’è niente di non superabile e soprattutto le cose si apprendono per gradi… grazie a voi che siete il popolo di chi si mette in gioco e si sperimenta… grazie a noi che siamo tutti nella stessa barca come rematori 🙂 ciao

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  7. Pingback: Vivere il laboratorio | Antomaestra7

  8. dueappunti

    Quello che trovo ancora strano è la sensazione di essere sola dietro a un PC, lasciare messaggi che sembra cadano nel vuoto e invece … ecco qui … quanti commenti interessanti ritrovo ora!
    Segnali che vanno e vengono, che vengono raccolti e rilanciati … sebbene asincroni … persistenti.
    Mi ci devo proprio abituare ma è bello sapere che qualcuno ci è già passato e incoraggia :)!
    Aggiudicata la grande onda 🙂 o il grande Splash!

    Rispondi

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