Il metodo sperimentale

La maestra deve insegnare il metodo sperimentale.

Prende il testo e fa ragionare i ragazzi (terza classe elementare)  sulle parole chiave della pagina.

Esse sono: metodo sperimentale, scienziato, fatto, ipotesi, verifica, legge scientifica, osserva, formula, verifica, legifera, oppure  riformula, verifica e legifera.

Queste parole vanno messe dentro uno schema, cosìddetto a flusso.

I tre blocchi dello schema sono:   lo spazio che deve contenere le parole  IL METODO SPERIMENTALE, che è una procedura  che lavora per esperimenti;  lo spazio che deve contenere la parola SCIENZIATO, ossia colui che applica il metodo sperimentale e che è uno studioso;  lo spazio che deve contenere  le parole ” fatto, ipotesi, verifica, legge scientifica e i verbi  osserva, formula, verifica, legifera.”

Il bambino deve capire  perchè fare uno schema, come farlo, come usarlo e come raccontarlo.

E’ una questione di logica.

Se comprende “perchè come e quando  fare uno schema”, potrà ripetere l’operazione in autonomia  ogni volta si troverà di fronte la necessità di doverlo ripetere e saprà dominare il racconto di quanto illustra.

La questione potrebbe essere detta così: “C’è uno scienziato che applica il metodo sperimentale , ossia prima osserva un fatto, poi fa una ipotesi, quindi la verifica e infine se risulta  corretta può legiferarla, se invece risulta  errata deve fare una seconda ipotesi, una nuova verifica  e così via…fino al risultato positivo.”

Ma la stessa questione potrebbe essere raccontata così: “C’è un fatto al quale segue una ipotesi e quindi una verifica e una possibile legiferazione:  tutto questo si chiama metodo sperimentale ed è lo scienziato che lo applica.”  Qui si mette il  terzo spazio   all’inizio del racconto, ma il risultato non cambia.

Ogni parola che viene scritta deve avere il suo senso, la sua logica, appunto.

Deve essere compreso perchè si mette  prima un insieme  e poi un altro insieme  di parole; queste parole  in proposito  seguono semplicemente   l’ordine della pagina.

Se gli spazi vengono invertiti, e anzichè partire da scienziato (come si induce l’alunno a fare) si vuole cominciare  da “fatto, ipotesi,verifica…”  per poi concludere con scienziato, cioè con colui che applica il metodo sperimentale, come menzionato sopra,  il risultato non cambia, la logica del fare  rimane, nulla viene scombinato.

Per semplice convenzione,  è  solo questione di mettere a schema quello che la pagina del testo illustra per successione. Ossia si rispetta  l’ordine di spiegazione della pagina.

Mettere a schema non è riassumere, non si tratta di fare un riassunto di parole, si tratta di costruire un diagramma, usando un linguaggio appropriato, tecnico, scientifico, e non letterario.

Mentre che la maestra spiega, riportando alla lavagna  i tre spazi  illustrati e contenenti le parole dette, qualche bambino si distrae, si mette a fare altro, può succedere, anzi, a volte succede molto spesso.  Allora la maestra interviene con frasi del tipo: “Se pensi di sapere già tutto puoi uscire dalla classe, ritorna quando avrai deciso di seguire”, oppure “Non sopporto che fai altre cose quando io ti sto insegnando”, oppure “Sveglia, non dormire, accendi il cervello”.

E’ ovvio che con queste affermazioni il bambino non viene mortificato, ma è il suo comportamento  a essere messo sotto accusa. Si tratta di un’insegnante che conduce il programma  in questa classe dal primo giorno  della classe prima, che custodisce  l’archivio storico di tutti i passaggi elaborati, sia quelli strutturali che quelli affettivi.

Sotto un profilo puramente didattico  sono bambini che in una terza classe devono già risultare scolarizzati in maniera adeguata. Ovviamente  ogni situazione è un mondo a se stante. Tutte le classi sono diverse, e non si può mai generalizzare.

Vale però per tutti il principio: se non c’è il silenzio e l’attenzione  non si può fare lezione.

Osservo  che l’illustrazione dello schema   è spasmodica, certosina, millimetrica, fino allo sfinimento.

Ore e ore di lezione hanno preceduto questo approdo, questa giornata di schematizzazione. Sono tutte parole che la classe già ha incontrato, studiato, elaborato.

Nessun bambino mediamente  dotato potrebbe mai dire di non avere avuto il tempo e l’opportunità di comprendere  il senso di uno schema scientifico legato al Metodo sperimentale, dopo una lezione di questo tipo, impostata con questa meticolosità.

Se serve si fanno anche esempi pratici, aggiuntivi e diversi da quelli riportati dal testo, ma sempre legati al  contesto.

Si può anche esagerare nella fantasia, se l’esagerazione può far meglio comprendere  il filo del ragionamento  percorso.

Spiegare in questo modo è come pensare a voce alta.

Esiste un pensiero collettivo, che è quello che la maestra conduce come se stesse filando una tela, e gli alunni sono tutti i suoi fili che deve condurre insieme sul suo telaio.

Solo quando la spiegazione giunge alla sua conclusione, allora i bambini sono invitati a ricopiare dalla  lavagna esattamente quello che vi è stato riportato, parola per parola, in assoluta autonomia.

Brava maestra Paola. Con poveri  strumenti e nessuna tecnologia si possono insegnare i concetti. E’  una questione di linguaggio, di tempi, di stili e di contenuti.

Ed ecco in concreto lo schema  proposto alla lavagna:

SCIENZIATO= colui che studia
METODO SPERIMENTALE= che procede per tentativi

fatto (lo scienziato) osserva
ipotesi (lo scienziato) formula
verifica (lo scienziato) verifica  (nel positivo e nel negativo)
legge scientifica (lo scienziato) legifera  se verifica positiva o riformula se verifica negativa

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